Ouarzazate: secondo giorno

sul set del Gladiatore

Freddo glaciale e caldo infernale nel giro di un'ora?
Bene, oggi ci siamo tolti anche questo sfizio passando dall'Atlante innevato al deserto roccioso infuocato in quel di Ouarzazate, sede peraltro degli "Atlas Studios" e del set cinematografico del Trono di Spade, più un'altra serie di film famosi di cui non vi sto a parlare ma tra i quali la faceva
da padrone il francese Asterix con la riproduzione di piramidi egizie a grandezza naturale...
Per fortuna che all'ingresso c'erano una Ferrari di plastica ed un F16 di cartapesta che nella loro mediocrità superavano di gran lunga in bellezza il pessimo film d'oltralpe!
Ma come ci siamo arrivati qui? Grazie al nostro autista e guida Achmed, famoso poliglotta Marocchino parlante solo Arabo smussato da un pò di Francese, con il quale non siamo riusciti a farci capire neanche a gesti ma che accettava di buon gusto gli anacardi comprati ieri nel suk!
Fortuna che non ci perdiamo facilmente d'animo, e dopo più di 300km percorsi a 50 all'ora siamo sempre più vicini alle dune di Merzouga, meta ultima del nostro piccolo itinerario marocchino.

Marrakech: primo giorno

Marrakech il lunedì mattina alle 8 non è poi così disordinata.
Se togliamo la puzza di cavalli umidi, sterco e giacche di pelle bagnate sembra di essere in un qualsiasi posto di villeggiatura che si sta svegliando.
Io invece ancora non mi sveglio dopo la levataccia di qualche ora fa, ed il primo giorno in Marocco probabilmente servirà da calmante al caldo, al fuso ed al volo con Ryanair che tende sempre all'infinito!

Sembra strano ma, a Marrakech, piove!

Unico giorno da mesi penso, e deterrente alle ore nel suk con Roberta, Giulia  e Manuela che per l'occasione hanno imbarcato una valigia in più in cui ficcare cianfrusaglie berbere!
Il tajim alla "Porte de Marrakech" era mediocre ma le olive in salamoia sono sempre una certezza, e...aspettate...ha smesso di piovere!
Tra poco whatsupp comincerà a mandare avvisi di shopping compulsivo, è meglio se mi "preparo".

un sogno durato 20 anni

..i primi anni '90 sono stati il vertice goditivo della mia esistenza videoludica ed hanno fatto di me la persona che sono, tanto che ancora oggi giocare davanti ad uno schermo alimenta la mia mente allo stesso modo di un buon libro! 
Come oggi c'erano giochi per i quali passavo anche 60-100 ore immerso nel cyberspazio, ma il secolo scorso dava alle storie mille sfaccettature in più, non c'erano le "quest secondarie" ad allungare il brodo e non c'erano gli effetti fotorealistici di oggi. Insomma, si lavorava molto di fantasia tra tutti quei pixel! 
Oggi mi voglio concentrare su un gioco moderno, che ancora non esiste, al quale però sono arrivato attraverso un periodo di formazione durato 20 anni.

conservo gelosamente le copie originali
Tra il 1990 ed il 1994 nasce infatti la serie di Wing Commander, basata sulla guerra tra la Confederazione Terrestre ed i Kilrathi, affiancata dall'ottimo Privateer che, basato sul mondo creato da Chris Roberts forniva a noi giocatori la possibilità di viaggiare attraverso uno spazio aperto e non limitato dalla storyline ideata dai programmatori. Si giocava su dischetti da 1.44MB, macinati per giornate intere prima dalla mia Amiga 500, poi dall' Intel 486 che pose fine all'epoca Commodore.



Fu proprio in quegli anni che i giochi di simulazione spaziale diventarono per me l'apice dell'intrattenimento multimediale domestico, e proprio questi due capisaldi videoludici rimarranno l'unico riferimento, fino ad oggi, per ogni genere che fece o fa dello spazio stellare la propria scenografia.

E arriviamo così a Star Citizen e Squadron 42. 
Privateer e Wing Commander rivisti in chiave moderna.
I miei 17 anni contro i miei 37 anni.
Le mie ore libere dallo studio (e anche quelle dello studio a dire il vero) contro le nottate di oggi. 



Star Citizen e Squadron 42 esistono solo sulla carta ancora, fanno parte infatti di un maestoso progetto finanziato attraverso il crowdfunding e che vedrà la luce, se Chris Roberts non decide di scappare con gli oltre 40 milioni di dollari racimolati fino ad oggi, non prima del 2015. 


Ma come ha fatto questo tizio a guadagnare 40 milioni soltanto con un'idea e qualche video che mostra il gioco in fase di sviluppo? Forse ha fatto leva sulla nostalgia di un gioco spaziale fatto bene, sulla moda di finanziare startup su kickstarter o semplicemente ha avuto un gran culo e la sua idea si è propagata viralmente nel web grazie al passaparola! 

Sicuramente ha stregato 395.971 persone che ad oggi, insieme a me, hanno strisciato le loro carte di credito per fornire l'inchiostro necessario alla realizzazione di un gioco che, almeno sulla carta, mi riporterà a vivere un'avventura lunga anni luce.
Si perchè il crowdfunding altro non è che un processo collaborativo attraverso il quale più persone utilizzano il proprio denaro per sostenere gli sforzi ed i progetti di persone o organizzazioni.

Il mio contributo è stato di 347 dollaroni sonanti, di cui:
  • 275$ spesi per acquistare la mia personale astronave che troverò ad attendermi a gioco sviluppato
  • 72$ spesi per comprare altre due astronavi più piccole, regalate ai miei amici Rokko e Custode. 

Si, ho pagato un'astronave virtuale e che per ora neanche vola 275$!

E allora? Non vedo l'ora di entrarci e conquistare lo spazio insieme a lei, ho contribuito alla realizzazione di un sogno durato 20 anni!