un sogno durato 20 anni

..i primi anni '90 sono stati il vertice goditivo della mia esistenza videoludica ed hanno fatto di me la persona che sono, tanto che ancora oggi giocare davanti ad uno schermo alimenta la mia mente allo stesso modo di un buon libro! 
Come oggi c'erano giochi per i quali passavo anche 60-100 ore immerso nel cyberspazio, ma il secolo scorso dava alle storie mille sfaccettature in più, non c'erano le "quest secondarie" ad allungare il brodo e non c'erano gli effetti fotorealistici di oggi. Insomma, si lavorava molto di fantasia tra tutti quei pixel! 
Oggi mi voglio concentrare su un gioco moderno, che ancora non esiste, al quale però sono arrivato attraverso un periodo di formazione durato 20 anni.

conservo gelosamente le copie originali
Tra il 1990 ed il 1994 nasce infatti la serie di Wing Commander, basata sulla guerra tra la Confederazione Terrestre ed i Kilrathi, affiancata dall'ottimo Privateer che, basato sul mondo creato da Chris Roberts forniva a noi giocatori la possibilità di viaggiare attraverso uno spazio aperto e non limitato dalla storyline ideata dai programmatori. Si giocava su dischetti da 1.44MB, macinati per giornate intere prima dalla mia Amiga 500, poi dall' Intel 486 che pose fine all'epoca Commodore.



Fu proprio in quegli anni che i giochi di simulazione spaziale diventarono per me l'apice dell'intrattenimento multimediale domestico, e proprio questi due capisaldi videoludici rimarranno l'unico riferimento, fino ad oggi, per ogni genere che fece o fa dello spazio stellare la propria scenografia.

E arriviamo così a Star Citizen e Squadron 42. 
Privateer e Wing Commander rivisti in chiave moderna.
I miei 17 anni contro i miei 37 anni.
Le mie ore libere dallo studio (e anche quelle dello studio a dire il vero) contro le nottate di oggi. 



Star Citizen e Squadron 42 esistono solo sulla carta ancora, fanno parte infatti di un maestoso progetto finanziato attraverso il crowdfunding e che vedrà la luce, se Chris Roberts non decide di scappare con gli oltre 40 milioni di dollari racimolati fino ad oggi, non prima del 2015. 


Ma come ha fatto questo tizio a guadagnare 40 milioni soltanto con un'idea e qualche video che mostra il gioco in fase di sviluppo? Forse ha fatto leva sulla nostalgia di un gioco spaziale fatto bene, sulla moda di finanziare startup su kickstarter o semplicemente ha avuto un gran culo e la sua idea si è propagata viralmente nel web grazie al passaparola! 

Sicuramente ha stregato 395.971 persone che ad oggi, insieme a me, hanno strisciato le loro carte di credito per fornire l'inchiostro necessario alla realizzazione di un gioco che, almeno sulla carta, mi riporterà a vivere un'avventura lunga anni luce.
Si perchè il crowdfunding altro non è che un processo collaborativo attraverso il quale più persone utilizzano il proprio denaro per sostenere gli sforzi ed i progetti di persone o organizzazioni.

Il mio contributo è stato di 347 dollaroni sonanti, di cui:
  • 275$ spesi per acquistare la mia personale astronave che troverò ad attendermi a gioco sviluppato
  • 72$ spesi per comprare altre due astronavi più piccole, regalate ai miei amici Rokko e Custode. 

Si, ho pagato un'astronave virtuale e che per ora neanche vola 275$!

E allora? Non vedo l'ora di entrarci e conquistare lo spazio insieme a lei, ho contribuito alla realizzazione di un sogno durato 20 anni!

vita militare: il congedo

..e per finire, a lavorare insieme a noi nell'autodrappello c'erano tre Carabinieri effettivi, ovvero che non erano lì per la naja ma che prestavano servizio nella Scuola poichè quella era la loro sede di lavoro.
Avevano tutti e tre il grado di appuntato e a loro modo ognuno aveva delle caratteristiche da fumetto.

CAPITOLO 13: il congedo

L'appuntato "Coppi" se ne stava tutto il tempo libero davanti la TV a guardare gare di ciclismo, e nessuno aveva il potere di staccarcelo, neanche i suoi parigrado che lo insultavano spesso perchè obbligava gli altri a sorbirsi ore e ore di noiosissime riprese video che la RAI era fiera di trasmettere per i suoi appassionati sportivi.
Quello che più lo insultava era l'appuntato "Mastica", sempre con il suo tabacco tra i denti neanche fosse ad una gara americana di baseball, il quale aveva sempre una parola dolce anche per noi ausiliari e soprattutto per uno dei ragazzi che erano entrati con me nella scuola, di chiare origine marchigiane, che proprio non riusciva a parlare senza il loro tipico accento e che per questo veniva sbeffeggiato e mimato da Mastica, che tra l'altro se non ricordo male ce l'aveva anche col Signore e spesso bestemmiava sbattendo i pugni sul tavolo se qualcuno di noi faceva un incidente o rigava qualche macchina. 
Bestemmiava anche se sentiva parlare marchigiano nell'autodrappello...
Infine l'appuntato "Sirena" era quello che di solito portava la macchina in banca per prendere, alla fine del mese, la cassetta di sicurezza con gli stipendi della Scuola. Gli altri facevano a gara per accompagnarlo, perchè ogni volta si portava dietro altri due carabinieri che avevano il compito di tenere il mitra pronto ad eventuali tentativi di furto al portavalori e perchè guidava all'impazzata per Roma con le sirene spiegate.
Era inoltre il meccanico della Scuola ed alcune macchine penso le modificasse pure, c'era un'alfa 33 che sicuramente sapeva il fatto suo tanto che facevamo a gara a chi riuscisse a partire sgommando e successivamente a cambiare le marce continuando a sgommare. Il record era di tre marce e tanto fumo!
Ma a parte qualche sgommata eravamo tutti consapevoli del fatto che non avremmo mai dovuto usare la sirena ed il lampeggiante, nè la paletta che era una specie di lasciapassare silenzioso nel traffico. Non tanto perchè eravamo rispettosi delle regole, quanto perchè se ci avessero beccato ad abusarne il Maresciallo Uanema ce l'avrebbe fatta pagare.

Un anno passa in fretta, oltre al mio compagno di stanza vedo andar via anche gli Ausiliari più anziani ed arrivarne di nuovi che prendono il loro posto, e la mattina del 17 dicembre 1998 il Colonnello responsabile delle risorse umane mi consegna il Congedo dall'Arma dandomi l'in bocca al lupo per il mio futuro lavoro in Telecom Italia Mobile. Decisi di non firmare per un altro anno nei Carabinieri perchè avevo ottenuto un contratto a tempo determinato di due anni come operatore di call center del 119, un lavoro grazie al quale avrei terminato il mio percorso formativo nella vita del lavoro, facendo una gavetta talmente dura che ancora oggi mi fa sembrare tutto roseo!
E così consegno la stampella al mio nuovo compagno di stanza, rinnovando quel ciclo di esperienze che hanno fatto di tanti ragazzi Italiani dei veri e propri uomini, o che almeno li hanno indirizzati verso quella strada. 

L'anno di militare mi ha fatto conoscere nuove persone e mentalità, le regole del lavoro e la consapevolezza che la vita non può rimanere una strada piatta su cui ci trasciniamo, anzi, il cammino è quasi sempre in    salita e a volte hai bisogno di tutto te stesso per arrampicarti.



Ma poi ti volti e vedi che dietro a te ci sono un mare di esperienze, e allora salire diventa più facile perchè stai crescendo, ed il tuo passo è più sicuro.










------------

vita militare: i primi dubbi

CAPITOLO 12: i primi dubbi

A volte capitava di dover fare la notte nell'autodrappello, il che significava stare svegli dalle 23:30 alle 07:00 senza la possibilità di passare il tempo con telefonini moderni, pc portatili, console o altre amenità elettroniche che avrebbero reso quelle ore sicuramente più brevi. Te ne dovevi stare accasciato al tavolo davanti alla TV per tutto il tempo, aspettando le 06:00 quando prendevi la macchina più scassata per fare il giro delle sedi dei giornali raccogliendo in ognuna le testate con cui alla Scuola avrebbero poi fatto la rassegna stampa. Di ritorno dal giro si passava poi nella pasticceria di Via Barletta 27 dove ad attenderci c'erano i cornetti caldi da portare ai colleghi che come me erano di turno in quelle ore.
Se invece capitava il turno del pomeriggio, allora oltre a riportare a casa i docenti, prendevamo il Fiat Ducato e trasportavamo alla metro di Ottaviano tutte le persone che avessero finito il turno e che tornavano a casa!

l'esito della prova scritta
Durante quelle giornate spensierate arrivò anche la lettera di ammissione alle prove fisiche per il concorso Marescialli dell'Arma dei Carabinieri, avevo infatti superato la prova scritta e non mi restava che farmi visitare di nuovo per poi presentarmi alla prova orale.
Successivamente non passerò proprio quest'ultimo test, era evidente all'epoca che la mia avversità verso lo studio fosse più che conclamata per cui lasciai andar via quest'opportunità con un futuro che improvvisamente diventava di nuovo incerto, tra la possibilità di rimanere nei Carabinieri oppure riprendere i panni civili e cercare un lavoro fuori le mura dell'Arma.
Ero quasi certo che avrei chiesto il prolungamento del mio servizio per almeno un altro anno e spesso mi ritrovavo a discutere di questa cosa con le persone che trasportavo chiedendo loro consigli. 
Devo dire che nessuno mi spinse mai a rimanere nell'Arma anzi, mi mettevano in guardia su questa scelta, che comportava da una parte l'appartenenza ad una Famiglia e ad un lavoro più che rispettabile, dall'altra sacrifici, la lontananza prolungata da casa e la permanenza, anche se in maniera più lieve, in un habitat fatto comunque di regole militari.
A metà anno si congeda il mio compagno di stanza, che si porta via la playstation ma in cambio mi lascia la "stecca", un oggetto che viene passato di generazione in generazione tra commilitoni come a sancire l'unione che rimarrà viva nel tempo e che dà la forza di continuare e mantenere alto l'onore del gruppo, nel nostro caso della nostra cameretta da due letti.
La stecca era una stampella dell'armadio su cui erano incisi i numeri di corso di ogni Carabiniere che la lasciava, per cui adesso avevo anche io un oggetto da lasciare ai posteri, uno stendardo su cui però non era più ricamato il simbolo del joypad...


------------